recapito 2

Lo pensa chiunque sia interessato ad usufruire, sia pure di tanto in tanto, dei servizi di Poste Italiane siano essi comuni cittadini, sia ciascuno dei 139.000 lavoratori che dall’azienda ricevono sostegno offrendo ogni giorno il loro impegno, la loro professionalità, il contributo di umanità che li distingue dagli altri operatori commerciali, quali ad esempio le cosiddette “Poste private” nate soprattutto nei grossi e medi centri del paese, non si sa come e con quali capitali, tantomeno con quali profitti.

L’affidabilità è il primo nodo da sciogliere in un’azienda che esegue operazioni finanziarie e della logistica, ma mentre nel primo segmento Poste è riuscita a mantenere alto il suo profilo (servizi di risparmio, assicurazioni, telefonia), nel secondo la fanno da padroni i principali operatori commerciali privati leader del trasporto e della logistica, cioè i vari Bartolini, DHL, TNT, Nexive, UPS, ecc…, cui si affiancano i maggiori protagonisti della catena di logistica integrata, il cosiddetto 3PL – il polo logistico terziario costituito da circa 250 operatori nazionali ed internazionali – approfondimenti su “L’outsourcing logistico nel settore del largo consumo”, oltre che in altri documenti di analisi presenti in rete.

In Italia a causa della particolare morfologia del territorio nazionale il segmento della logistica ha avuto uno sviluppo variegato costituito non soltanto dalle grosse catene di trasporto, immagazzinaggio e distribuzione, bensì anche da piccoli operatori e fra questi quelli a conduzione familiare; tutto ciò a causa dell’assenza di una vera politica industriale nazionale del trasporto e della logistica che non ha voluto, saputo, potuto unire i grandi network a quelli di medio raggio: Poste, Ferrovie, trasporto aereo, navale, su gomma, ecc…

Il risultato è quello che abbiamo sotto gli occhi e cioè che Poste Italiane a partire dalla fine degli anni ’90 si è di fatto in qualche modo tirata fuori dall’investire, guardando al futuro nel segmento dei Servizi Postali (lo pensa chi scrive dopo una lunga esperienza nel settore), lavorando sul “conservativo”, razionalizzando l’organizzazione, tagliando depositi e magazzini, esternalizzando attività, riducendo il numero degli addetti.

L’avvento del nuovo A.D. di Poste Italiane ha puntato il dito sui numeri, le attività, gli utili ed i ricavi delle singole aree di business di Poste Italiane e reso noti diagrammi, risultati e statistiche che, sia pure considerati a volte informazioni riservate o “confidenziali”, sono finite comunque poi con l’essere rese note. Allorché lo stesso A.D. ha illustrato la situazione di Poste Italiane in audizioni alla Camera dei Deputati ed al Senato, è derivata una conoscenza più approfondita dei problemi e cioè che oggi l’azienda deve rincorrere e recuperare il terreno perduto nel segmento dei servizi postali, soprattutto quelli a valore aggiunto e dei pacchi in progressiva crescita, per non uscire dal nuovo business del commercio elettronico, su cui molte imprese stanno effettuando ricavi in positivo.

Per fare ciò è necessario riorganizzare i servizi e migliorare l’efficienza della catena logistica, del trasporto e della distribuzione, investendo in infrastrutture, nella digitalizzazione dei processi e nel personale, soprattutto sul versante della motivazione, dell’efficienza, della sicurezza e dell’affidabilità.

Purtroppo, fino ad oggi rimane irrisolto il nodo dei costi del servizio postale – soprattutto quello Universale – i cui introiti rimangono ben al di sotto dell’onere subìto dall’azienda, senza che lo Stato provveda a farvi effettivamente fronte, con il rischio di favorire iniziative aziendali di contenimento/taglio dei suoi costi; ne è traccia l’analisi resa nota dell’indice di gradimento della popolazione di un servizio di recapito articolato a giorni alterni, che sembrerebbe soddisfare il 74,4% del campione intervistato (indagine commissionata non si sa come e con quali requisiti di affidabilità), secondo quanto emerso nell’audizione presso la Camera/Senato. Tali concetti sono stati ripresi dallo stesso A.D. che ha ricordato la crescita del fatturato, ma contemporaneamente la flessione del margine operativo di Poste Italiane e delle sue diverse aree di business.

È avviso comune che occorre invertire una tendenza, pur nell’attuale contesto di contrazioni progressive dei volumi postali soprattutto nel settore delle corrispondenze, la presenza “marginale” di Poste nella catena logistica del paese, constatando che  il segmento “pacchi” risulta comunque in lieve crescita. Infatti è indispensabile orientare i cittadini ad utilizzare il vettore Poste Italiane non soltanto nelle corrispondenze comunque in calo fisiologico, bensì nei pacchi commerciali e nei servizi digitali (va osservato il training positivo del paese nei servizi di telecomunicazione ed il successo riscontrato nelle vendite e sviluppo di tale area di business su cui hanno puntato almeno i tre più grandi network).

Il sindacato ha avuto l’occhio puntato sul futuro allorché, alcuni anni fà ha chiesto all’azienda di farsi carico di recuperare terreno nel segmento dei pacchi postali, da ciò è derivato il “Progetto integrazione logistica pacchi” (accordi OO.SS. – Azienda 2013) che sta portando nuovi risultati; ma va preso atto che il modello di recapito basato sull’utilizzazione del motociclo come mezzo di lavoro finirà per diventare obsoleto, se l’utilizzazione del portalettere come portatore di pacchi fino a 3 kg o 5 kg riceverà ulteriori sviluppi, perché tali volumi – pur  in una visione prudenziale – finiranno per crescere di numero qualora, come auspichiamo, Poste Italiane saprà organizzarsi e riposizionarsi nel mercato dei pacchi, del trasporto e della logistica.

Per questo, la FAILP sta analizzando puntualmente le documentazioni disponibili e quelle proposte dall’azienda sul versante della sicurezza nel lavoro delle attività connesse al trasporto e distribuzione dei pacchi postali (3-5kg) ad incominciare dal ruolo dell’Osservatorio Paritetico Nazionale per la Sicurezza nel lavoro, ne sono controprova le ultime documentazioni specialistiche prodotte su tale argomento.

La premessa che rimane è comunque guardare lontano, senza effettuare tagli di cui doversi pentire in futuro in nome del profitto in un contesto di privatizzazione, perché Poste Italiane deve rimanere leader di prossimità nell’offerta dei servizi indispensabili per il paese e la sua rete di uffici e di operatori dell’ultimo miglio (distribuzione e recapito) deve restare efficiente ed aggiornata alle necessità della popolazione italiana ed al suo sviluppo.

Su tale versante restiamo in vigile osservazione auspicando orientamenti favorevoli allo sviluppo aziendale, piuttosto che sul versante di semplici tagli. L’interrogativo che rimane è quale strada percorrere per rendere efficiente l’intero settore senza fare ricadere sull’ultimo miglio del versante del recapito cioè il Portalettere, ogni problematica derivante dall’attuale organizzazione che vede CSD pieni, CMP traboccanti e l’arrivo di posta sul tavolo dei portalettere con modalità e tempi in molti casi inadeguati,  che invece dovrebbero essere coerenti con le necessità di una sua tempestiva distribuzione, nel rispetto della sicurezza e dell’affidabilità del servizio.

In allegato la documentazione dell’ultimo O.P.N. che si è occupato di monitorare tutti gli argomenti e le problematiche connesse all’utilizzazione del Portalettere come portatore di pacchi postali che l’azienda sta proponendo di sperimentare, oltre alle strumentazioni connesse a tali attività e le iniziative di sensibilizzazione verso la prevenzione infortuni.

 

Lavorazione pacchi fino 5kg_ricadute recapito     Comunicato N 88 OPN 11 11 14     Sollevamento pacchi ricadute nei CMP     Strumentazione postino telematico     Prevenzione infortuni e sensibilizzazione     Comunicato Ente Bil. Formazione 13 11 14