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Dopo un tempo forse un pò troppo lungo la Consulta o Corte Costituzionale ha emesso finalmente la sentenza che ha determinato una scossa al Governo sui conti pubblici, con cui ha giudicato:

- L’illegittimità costituzionale dell’art. 24, comma 25, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201 (Disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici), convertito, con modificazioni dall’art. 1, comma 1, della legge 22 dicembre 2014, nella parte in cui prevede che “ in considerazione della contingente situazione finanziaria, la rivalutazione automatica dei trattamenti pensionistici, secondo il meccanismo stabilito dall’art. 34, comma 1, della legge 23 dicembre 1998, n. 448, è riconosciuta, per gli anni 2012 e 2013, esclusivamente ai trattamenti pensionistici di importo complessivo fino a tre volte il trattamento minimo Inps, nella misura del 100 per cento”.

-L’interesse dei pensionati, in particolar modo di quelli titolari di trattamenti previdenziali modesti, è teso alla conservazione del potere di acquisto delle somme percepite, da cui deriva in modo consequenziale il diritto a una prestazione previdenziale adeguata. Tale diritto costituzionalmente fondato, risulta irragionevolmente sacrificato nel nome di esigenze finanziarie non illustrate in dettaglio. Risultano, dunque, intaccati i diritti fondamentali connessi al rapporto previdenziale, fondati su inequivocabili parametri costituzionali: la proporzionalità del trattamento di quiescenza, inteso quale retribuzione differita (art. 36, primo comma, Cost.) e l’adeguatezza (art. 38, secondo comma, Cost.). Quest’ultimo è da intendersi quale espressione certa, anche se non esplicita, del principio di solidarietà di cui all’art. 2 Cost. e al contempo attuazione del principio di eguaglianza sostanziale di cui all’art. 3, secondo comma Cost. La norma censurata , pertanto, è costituzionalmente illegittima nei termini esposti.

Quello sopra descritto è il  testo finale della sentenza che ha reso giustizia a migliaia di pensionati che il Governo dell’epoca ha privato, di punto in bianco, di una parte dell’assegno di sostentamento famigliare atteso, per una scelta di campo non condivisibile nell’ottica del principio di solidarietà che dovrebbe ispirare tutti il paese, cui il Governo Tecnico non avrebbe ottemperato.

Ed a nulla vale dire oggi che non c’era tempo, perchè la nazione era sotto lo scacco del “fallimento” a causa dell’innalzamento abnorme del debito pubblico per colpa dell’alto “spread”; si poteva fare qualcosa di diverso, ma non si è voluta intaccare la vera e propria “ricchezza” di pochi, determinando con ciò che i consumi delle famiglie italiane (livello medio-popolare) si sono drasticamente ridotti, anche a causa della persistente assenza di opportunità di lavoro per i disoccupati ed i giovani, cui proprio i pensionati davano aiuto. Con ciò si è immobilizzato il PIL italiano in picchiata e solo adesso in parziale e leggera ripresa.

Alla vergogna, in qualche modo porrà fine l’attuale Governo con una decisione salomonica, discutibile, forse inadeguata, ma comunque con un riconoscimento di restituzione, pur se parziale, del maltolto: 3,7 milioni di pensionati colpiti dal blocco degli adeguamenti, insieme al prossimo assegno della pensione del 1° agosto (da giugno ci sarà un unica data  di pagamento dei trattamenti pensionistici) riceveranno un Bonus (una tantum) con importo a scalare rispetto alla propria pensione. Dal 1° di agosto la platea delineata dall’esecutivo (circa 3,7 milioni di pensionati) riceverà il bonus una tantum che avrà un impianto “a scalare” in rapporto con l’importo della propria pensione. Le somme che saranno percepite dai pensionati interessati andranno da € 750 per i redditi euro lordi mensili di 1.700 euro e proporzionalmente a scalare fino a € 278 per i redditi da 2.700 euro. 

Poco ? Inappropriato ? Ingiusto ? Si vergognino coloro che all’epoca nel Parlamento non si sono opposti alla misura e che oggi sparlano, ma solo per racimolare qualche manciata di voti nelle prossime elezioni.

Comunque, rimarranno esclusi dal bonus circa 650 mila pensionati con assegni superiori a 3.200 euro che fanno parte dell’insieme di coloro che si sono visti tagliare l’indicizzazione.

Per gli altri, oltre alla riscossione dell’assegno pensionistico, maggiorato del bonus spettante, c’è l’attesa per il prossimo ristabilimento della rivalutazione automatica degli assegni di pensione (re-indicizzazione valida per tutti come da precedenti norme in vigore) a partire dall’anno prossimo, come promesso dal premier Matteo Renzi in alcune recenti interviste e dichiarazioni (provvedimento che dovrebbe entrare nella prossima Legge di Stabilità).

Il Governo ha anche comunicato la possibilità di indrodurre dall’anno prossimo modifiche all’attuale sistema di previdenza che allarghino le maglie della rigidità imposta dalla riforma 2012 (possibilità di anticipare la pensione di qualche anno in cambio di una percentuale di riduzione degli assegni della propria pensione anticipata).