Buonuscita

La risposta del Ministero del Lavoro all’interpello effettuato dalla FAILP CISAL per tramite della nostra Confederazione è arrivata con maggiore tempestività rispetto al tempo che è trascorso per fare avere i denari spettanti a tanti ex lavoratori di Poste italiane cessati dal servizio, che aspettano da mesi il pagamento dell’assegno della ex Buonuscita, (trattamento di fine rapporto per il periodo lavorativo antecedente alla trasformazione dei loro rapporti di lavoro da “pubblico” a “privato”).

Si sa che le burocrazia italiana è lenta, annette sempre le sue ragioni, muovendosi con i tempi elefantiaci che contraddistingue il nostro paese. Se un lavoratore ha diritto a ricevere il compenso dovuto tramite un assegno mensile stipendiale pagato dal suo datore di lavoro privato, non può esserci giustificazione alcuna al misfatto di avere bloccato, con un dispositivo di legge, le buonuscite dei lavoratori statali postali all’atto della trasformazione del rapporto di lavoro di natura pubblico in quello privatistico.

Ancora peggio appare essere stata la scelta di ancorare il flusso di cassa corrispondente alle buonuscite maturate, centellinate nel tempo senza un concreto bilanciamento fruttifero, per giunta istituendo una “Gestione Commissariale” dei fondi e delle proprietà amministrate.

Nessun Governo ha mai voluto risolvere la controversia e le Corti di Giustizia del paese hanno sempre dato ragione allo STATO nelle cause nate sui ricorsi proposti da alcuni lavoratori, ciò nonostante che singoli politici e persino “Commissioni Parlamentari”(.) abbiano riconosciuto la necessità di dare soluzione al problema.

Parole, parole e pochi fatti: quindi siamo arrivati al ritardo macroscopico che negli ultimi mesi ha coinvolto diversi ex lavoratori in una ingiustificabile attesa dell’assegno spettante.

L’ INTERPELLO” che abbiamo inviato al MINISTERO DEL LAVORO ha ricevuto infine una risposta che pubblichiamo, le giustificazioni non mancano mai nella macchina pubblica.

Adesso auspichiamo che gli aventi diritto ricevano quanto dovuto, anche se nessuno si premurerà di fornire loro le scuse.

Alla POLITICA segnaliamo ancora una volta la necessità di svincolare le somme delle BUONUSCITE pubbliche dei lavoratori postali residuali in una gestione unica al pari del T.F.R., fruttifera quanto necessario e soprattutto tempestiva.

Risposta Interpello CISAL.docx.pdf_signed

Interpello al Ministero del Lavoro

Articolo de IL Messaggero del 28 marzo 2018

Risoluzione XI 2012 Commissione Camera Deputati

 

LA GESTIONE DELLE RISORSE UMANE IN POSTE ITALIANE DOPO IL PIANO D’IMPRESA DELIVER 2022

C’è un tema fondamentale che riguarda il Piano d’impresa “Deliver 2022″ dell’attuale amministratore delegato di Poste italiane ed è quello delle Risorse Umane che è stato molto enfatizzato dalla stampa e dai media perché ha lanciato la promessa di 10.000 assunzioni.

Nello svolgimento del PIANO, il capitolo della gestione del personale ha rappresentato l’analisi delle uscite ed entrate nel Gruppo e soprattutto nella capofila Poste italiane.

In azienda mediamente ogni anno escono circa 3.000 persone fra i pensionamenti e le cessazioni volontarie (uscite anticipate ed incentivate), cui si unisce un vasto ricorso ai contratti di lavoro a tempo determinato, anziché a tempo indeterminato e non soltanto per i picchi di traffico e le attività stagionali, bensì, riteniamo per circoscrivere i costi del personale.

Il fatto che Poste italiane presenti una popolazione lavorativa con un’età media di circa 50 anni aiuta statisticamente a fare il conto del saldo fra le uscite ed entrate necessarie per sorreggere e garantire i servizi e le altre attività del Gruppo, oltre ai processi di formazione e riconversione che si prevedono a valle della “finanziarizzazione” di Poste italiane, cioè della sempre maggiore attenzione dedicata alle attività del ramo ASSICURAZIONI, della FINANZA e del RISPARMIO GESTITO.

Il capitolo che si sviluppa in queste settimane è dunque quello delle POLITICHE ATTIVE DEL LAVORO che sta impegnando la F.A.I.L.P. CISAL e le altre OO.SS. negli incontri con i vertici aziendali nazionali, in cui stiamo cercando di tracciare un percorso monitorato e condiviso delle azioni necessarie per sviluppare l’occupazione in Poste italiane.

Fra le altre cose di cui si sta discutendo c’è il PASSAGGIO DAI PART-TIME al FULL-TIME cioè la conversione dei rapporti di lavoro a tempo parziale non volontari in rapporto di lavoro a tempo pieno con contratto a tempo indeterminato.

I numeri fino adesso circolati sono presenti nel VERBALE DI ACCORDO 8 FEBBRAIO 2018 della riorganizzazione del SERVIZIO POSTALE (PCL) che ha dedicato ampio spazio alla gestione delle ricadute occupazionali, alle riconversioni ed il riequilibrio, fra l’altro richiamando il VERBALE DI INCONTRO 30.11.2017 nel quale sono state previste azioni occupazionali (2018-2022) per non meno di 6.000 F.T.E., in corrispondenza di pari azioni di riorganizzazione e uscite di circa 15.000 risorse (5.000 ogni anno) ed un percorso, da attuarsi con il monitoraggio delle parti, per la trasformazione dei circa 900 part-time  a FULL TIME entro il 2020 (di cui 300 entro il 2018).

Fra le azioni che stiamo discutendo con la parte datoriale c’è anche il percorso da effettuarsi per le assunzioni volte a ripescare risorse che hanno già lavorato con CONTRATTO A TEMPO DETERMINATO in Poste italiane, per assumerle definitivamente: da notarsi che fra le previsioni di legge c’è la possibilità offerta dalla riforma del mercato del lavoro “Poletti” a chi sta lavorando con un contratto a tempo determinato di chiedere l’assunzione a tempo indeterminato, entro sei mesi dalla cessazione del rapporto di lavoro a tempo, qualora l’impresa intendesse effettuare assunzioni per la medesima qualifica nell’arco dell’anno successivo (Art. 24 Dlgs. 81/2015).

ATTENZIONE OCCORE PRESENTARE SPECIFICA DOMANDA PER ESERCITARE IL DIRITTO DI PRELAZIONE  AL DATORE DI LAVORO.

Il comma 1 dell’art. 24 dispone: “salvo diversa disposizione dei contratti collettivi, il lavoratore che, nell’esecuzione di uno o più contratti a tempo determinato presso la stessa azienda, ha prestato attività lavorativa per un periodo superiore a sei mesi ha diritto di precedenza nelle assunzioni a tempo indeterminato effettuate dal datore di lavoro entro i successivi dodici mesi con riferimento alle mansioni già espletate in esecuzione dei rapporti a termine”.

Il diritto di precedenza (ove richiesto) va esercitato dal lavoratore che, alle dipendenze dello stesso datore di lavoro, abbia operato in forza di uno o più contratti a termine, anche di breve periodo e/o risalenti nel tempo, per un periodo complessivamente superiore a 6 mesi, laddove ne ricorrano le condizioni e sia stata presentata la prescritta domanda.

Ipotesi Accordo PCL 08.02.2018 (2)

Istanza precedenza CTD

ComunicatoPoliticheAttive 120418