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Le polemiche in Italia sembra non finiscano mai e se da una parte i Governi cambiano, si attrezzano, operano correttivi, pare che non si raggiunga mai l’unanimità di giudizio.  E’ il gioco della democrazia, quando essa viene intesa come scontro fra la maggioranza che governa e l’opposizione che esercita urbi et orbi una serrata critica, giusto il tempo di potere così conquistare i voti dei cittadini insoddisfatti.

La nuova legge di stabilità che il Governo si appresta a fare approvare ha avuto in prima lettura il voto favorevole del Senato e sta seguendo l’iter di approvazione alla Camera dei Deputati; come sempre c’è l’assalto alla diligenza da parte dei soliti “untori” e delle “lobby” specializzate nel portare a casa risultati per i loro specifici interessi.

In tutto questo bailamme piovono statistiche, dati e proposte, che rischiano di condizionare negativamente il Parlamento, nel momento in cui si attaccano istituti quali la Previdenza, l’Occupazione, la Tassazione, la Sanità.

La nostra Confederazione Cisal è stata chiara e nell’ultimo Consiglio Nazionale ha delineato la sua posizione sulla nuova legge di stabilità, come si legge in un inciso del sito confederale:  “E’ impossibile considerare la Legge di Stabilità appena approvata dal Senato, tra quanto vi è scritto e quanto non vi è scritto, anche solo un tentativo di rispondere alle drammatiche esigenze dei cittadini italiani. La critica della CISAL rispetto all’azione del Governo, espressa in particolare nella Finanziaria 2016, è totale e riguarda tanto i contenuti della manovra, quanto le gravi omissioni da essa rappresentate”.

Pertanto ci tiriamo fuori dalla partita a biliardo di sponde e contro sponde che talune forze sociali stanno attuando nei confronti del Governo, mentre addirittura si tenta di minare alcune certezze e bisogni legati alla previdenza pubblica.

Le sortite del presidente dell’Inps lanciano proposte di modifica al sistema di welfare, mentre delineano scenari agghiaccianti per i giovani circa l’entità del loro pensionamento a bocce ferme: 75 anni l’età per la pensione di vecchiaia decurtata di oltre il 25% rispetto alle cifre attuali), l’ipotesi di dare un taglio ai vitalizi dei politici ed alle pensioni d’oro o da nababbi, costruire un fondo per il reddito minimo ai disoccupati, coprire le necessità per i lavoratori esodati, ecc…

La realtà vede calare modestamente la disoccupazione nel paese (11,5%) rispetto agli anni precedenti di crisi galoppante, mentre si mantiene alto il numero degli inattivi e dei disoccupati giovani (39,8%).

E’ altrettanto reale il tema della pensione dei giovani, quasi un miraggio, pure considerando il contributo della previdenza complementare integrativa (su cui il Governo ha  però lucrato tassando le rendite); una generazione Anni 80 davvero sfortunata che  beneficia oggi delle pensioni più ricche dei genitori (che però continuano a lamentarsi anche giustamente per i mancati/insufficienti adeguamenti), mentre loro dovranno continuare il lavoro almeno fino ai 75 anni per maturare assegni di pensione pubblica ben più magri e sicuramente poveri. Tutto ciò mentre a piè sospinto hanno visibilità piena i temi dei lavoratori esodati (niente lavoro e niente pensione) e quelli dei sindacati dei pensionati.

Manca totalmente il SINDACATO DEI GIOVANI, perché essi non hanno di che tesserarsi e da contribuire, a differenza dei loro padri. Per questo il futuro, la solidarietà e la partecipazione dovrebbero essere i fari dell’attività della politica di tutti, soprattutto delle generazioni mature e degli anziani, in questi martoriati giorni…

Quello di un sistema di welfare equo e solidale è il vero problema italiano, considerando la necessità di trovare il migliore equilibrio fra tassazione sul lavoro, fisco, contribuzione ai fini previdenziali (in allegato riproponiamo l’attuale quadro di requisiti necessari per ottenere la pensione); un panorama in cui datori di lavoro e Sindacato dovrebbero parlare la stessa lingua, per migliorare le sorti dei cittadini e del paese. Il momento della verità arriverà con il voto finale alla legge di stabilità 2016 che dopo la discussione ed il voto alla Camera tornerà al Senato per la sua definitiva approvazione.

Tre novità che arrivano in tema di welfare sono la questione dell’assegno una tantum ai giovani diciottenni, l’abolizione della tassa sulla prima casa ed il ripristino della tassazione agevolata sulle retribuzioni di risultato e dei sistemi premianti.

IL CONGEDO PARENTALE AD ORE DEI LAVORATORI

Nei mesi scorsi è stata approvata una revisione del sistema dei congedi parentali, divenuta strutturale: si prevede (come riporta il comunicato di Poste italiane ai propri dipendenti) che in assenza di specifica regolamentazione contrattuale la durata del congedo parentale in modalità oraria deve essere pari alla metà dell’orario medio giornaliero del periodo quadri-settimanale o mensile precedente la fruizione.

Per il personale full time l’assenza per il congedo parentale ad ore è pari a:

– 3 ore e 36 minuti, per tutti i lavoratori con prestazione settimanale articolata su 5 giorni;

– 3 ore, per i lavoratori con prestazione settimanale articolata su 6 giorni.

Il congedo ad ore deve essere fruito dagli interessati in misura puntuale, né più né meno della durata sopra indicata, in entrata o in uscita. La durata del congedo è indipendente dall’orario lavorativo teorico previsto per la giornata in cui si verifica l’assenza; ciò significa che, anche nei confronti dei dipendenti che abbiano orari giornalieri diversificati (ad esempio: 7h e 30’ dal lunedì al giovedì e 6 ore il venerdì; 6h e 10’ dal lunedì al venerdì e 5h e 10’ il sabato), il beneficio dovrà essere sempre fruito nella misura di cui sopra (3h e 36’ o 3h) a prescindere dal giorno della settimana in cui si colloca l’assenza stessa. Per il personale part time la durata del congedo parentale ad ore è determinata in funzione della specifica articolazione oraria; a tal fine il personale interessato dovrà rivolgersi alla propria funzione di Gestione.

Per chiedere il congedo parentale ad ore  il lavoratore interessato deve compilare il modello INPS specificamente predisposto per la fruizione del congedo in tale modalità, reperibile in internet all’indirizzo www.inps.it

RIEPILOGO CONGEDO PARENTALE 2015

– si può chiedere fino ai 12 anni del bambino

– previsto il prolungamento del trattamento economico (30% stipendio fino ai 6 anni del bambino, poi valutazione reddituale, nessun indennizzo oltre 8 anni del bambino)

– si può chiedere ad ore

– possibile anche per i genitori adottivi ed affidatari

LE RELAZIONI INDUSTRIALI IN POSTE ITALIANE

Si chiude in rosso l’anno per la mancata definizione di alcuni temi sindacali su cui le circostante e gli avvenimenti hanno impedito di rispettare i tempi previsti, come da Noi spesso sollecitato:

– slitta la discussione sul nuovo Contratto di lavoro dei dipendenti di Poste italiane

– slitta la definizione di un accordo per il nuovo Premio di Risultato 2016

– slitta la discussione/monitoraggio sulle modalità della proposizione commerciale in Poste italiane

– slitta la formulazione in sede tecnica di un testo base per l’introduzione in Poste italiane della sanità integrativa

Le festività di fine anno accorciando i tempi disponibili lasceranno il posto, con ogni probabilità, soltanto al monitoraggio relativo all’implementazione delle misure previste dall’accordo del 25 settembre 2015 sul servizio postale (riorganizzazione PCL).

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